Riabilitazione neuropsicologica

Studi e ricerche nel campo della neuroplasticità hanno ormai invalidato la concezione classica che riteneva che la capacità riorganizzazionale del sistema nervoso centrale fosse limitata al periodo cosiddetto critico e della età evolutiva.  In neuropsicologia è largamente condiviso il costrutto che esisterebbero processi compensatori di riorganizzazione funzionale o adattamento funzionale. In sostanza è possibile il recupero di una funzione lesa grazie alla riorganizzazione funzionale dei circuiti neurali sopravvissuti. 
           Un secondo fondamentale assunto è derivato dal concetto di apprendimento. Studi e ricerche avvalorano l’ipotesi che l’esperienza e l’apprendimento stanno alla base di riorganizzazioni nella corteccia cerebrale e nelle rappresentazioni corticali motorie.         
          Su questi due fondamentali assunti si basa il concetto di riabilitazione cognitiva o neuroriabilitazione, intesa come processo terapeutico teso a migliorare le capacità residue della persona colpita da lesione cerebrale nell’elaborare le informazioni, sì da migliorare la qualità della sua vita.
          La neuroriabilitazione segue diversi approcci metodologici: la stimolazione non specifica influenza la connettività sinaptica e la ramificazione dentritica per mezzo di processi di apprendimento. Dunque un ambiente ricco di stimolazioni ambientali e comportamentali favorisce il recupero delle funzioni; la stimolazione specifica bottom up o dal basso ha come bersaglio il circuito lesionato e la funzione ad esso connessa. Gli input e i segnali generati esternamente vengono indirizzati alla rete lesionata in modo da facilitare il rafforzamento delle connessioni all’interno del circuito. Studi sugli effetti della fisioterapia, sulla riabilitazione dell’arto plegico in seguito a ictus, sui disturbi di eminattenzione spaziale unilaterale (neglect), sui DSL (disturbo specifico del linguaggio) dimostrano l’efficacia di questo principio riabilitativo.        
         Il recupero della funzione lesa può essere però influenzato dal sistema attenzionale del cervello. In sostanza sembra che le potenzialità di recupero siano correlate anche al funzionamento dei sistemi attenzionali. Studi e ricerche dimostrerebbero che la capacità di attenzione sostenuta è un buon predittore del recupero funzionale. Da qui il principio della stimolazione specifica top down del sistema attenzionale.
   A questi tre fondamentali principi si ispirano i trattamenti di riabilitazione e di stimolazione cognitiva utilizzati in questo studio.
  •   In ETA’ EVOLUTIVA:  disturbi specifici del linguaggio – disturbi visuo-spaziali – disturbi dell’apprendimento scolastico: dislessia, discaluculia, disgrafia – ritardo mentale – disturbi dell’attenzione e della memoria.
  •   Nell’ADULTO: afasia – disturbi attenzione e della memoria – disturbi visuo-spaziali – eminattenzione spaziale unilaterale o neglet – sindromi frontali nel trauma cranico.
  •   Nell’ANZIANO: stimolazione cognitiva del paziente con deterioramento cognitivo lieve (Mild Cognitive Imparirment), con demenza primaria (Alzheimer, Fronto-temporale) o secondaria, mediante metodiche di:  Training activation- ROT Reality Orientation Therapy – Memory Training – Terapia della Reminiscenza.