La storiografia locale e i suoi problemi Youcanprint, 2018

    L’autore pone sotto la lente d’ingrandimento la storia delle narrazioni del divenire della comunità nata sul Poggio Scibini, che si sono, via via succedute, nel corso del tempo, a partire dai primi storiografi locali. E, in questo percorso di ricerca, a ritroso nel tempo, valorizza tutti gli apporti, archeologici e storiografici, che illuminano la storia  di questa comunità. Una nuova e più attenta lettura delle fonti antiche, unitamente alle scoperte più recenti dell’archeologia e della storia del Capo Pachino, consentono all’autore di invalidare il modello interpretativo dominante della storia del promontorio, il cosiddetto paradigma della discontinuità, in favore di un nuovo modello interpretativo che vede il territorio svilupparsi in completa autonomia dalla vicina Netum, per nove millenni e fino alla colonizzazione normanna. L’autore usa le categorie della storiografia crociana e si avvale dei costrutti  della rivoluzione storiografica dell’Ottocento, per criticare in profondità gli errori della storiografia locale, anche recente, che soffre ancora dell’ossessione embriogenetica  e cerca di spiegare il divenire storico di questa comunità, con lo stereotipo delle origini o del nativismo, che pretende anche di elevare al rango di categoria storiografica. Così, in una efficace sintesi, l’autore passa in rassegna tutte le narrazioni della storia locale. Dai primi narratori, i logografi e gli storici romani, attraverso la storiografia del Seicento e del Settecento, cui imputa la genesi politica del paradigma della discontinuità (Fazello e Rocco Pirri), approda alla storiografia locale contemporanea. La storiografica locale contemporanea si apre con la stagione delle pseudo-storie, quella poetica di Garofalo e Sultano, quella filologica di Figura, quella annalistica e cronachistica di Drago. Più recentemente, anche grazie alle nuove acquisizioni dell’archeologia, si afferma un nuovo modello storiografico, quello dell’autore, di impianto scientifico.